venerdì, 03 luglio 2009
12:29
commenti (6)
Ieri sera ho dato di matto.
Ho dato di matto per davvero.
E' stato brutto rendermi conto di quanto sono
fragile quando mi sono calmato.
Ieri sera, quando ero ormai arrivato a casa dei miei suoceri e stavo camminando sul vialetto per entrare mi arriva una chiamata sul cellulare da un numero lungo un chilometro.
Lo guardo perplesso, poi quel +234 come prefisso mi torna familiare: Nigeria!
Rispondo al volo.
"Mattia? Ciao sono Robert" la voce di mio suocero mi pietrifica.
"Ciao Robert... come mai mi chiami tu?" gli chiedo camminando intorno alla casa invece di entrare.
"C'è stato un piccolo problema Mattia... ma non ti spaventare non è successo niente di grave" Sento lo stomaco stringersi fino a farmi male, cammino intorno alla casa. "Alicia è in ospedale ha avuto..."
La linea cade e mi rimangono in testa solo le parole
Alicia e
ospedale.
Provo a richiamare io, ma il numero non è raggiungibile.
In preda al panico entro in casa, quasi travolgendo mia suocera che mi chiede "Che succede?" e senza salutare Andrea che sta guardando la tv.
Entro nella stanza dove dormo e accendo subito il pc, sperando di trovare Robert connesso, ma non c'è.
Cerco di restare calmo, aspetto qualche minuto, magari è in una zona dove non prende, mi richiamerà di sicuro, cerco in tutti i modi di razionalizzare, ma dopo venti minuti mi sembra di impazzire.
Torno in giardino, riprovo a chiamare Robert, niente da fare.
Rossella mi guarda e continua a chiedermi "Che succede" finchè le rispondo "Succede che mia moglie è in ospedale cazzo! E' in ospedale e non so cos'abbia, non so che cosa le sia successo e questo cazzo di cellulare è spento - bestemmio - e mia moglie è in ospedale e non riesco a contattare Robert, non..." prendo fiato, riprovo a chiamare "Non riesco a chiamare - bestemmio ancora - e non so cosa cazzo sta succedendo!" rientro in casa, vado in camera mia, niente anche su Skype.
Sto per impazzire. Andrea entra nella mia stanza e mi si avvicina.
"Ma chi ti ha chiamato?" mi domanda.
Lo guardo. "Robert! Chi cazzo vuoi che mi abbia chiamato?" gli rispondo brusco.
"Ma che cosa ti ha detto di preciso?" mi chiede senza scomporsi.
"Che Alicia è in ospedale!!!" e ci aggiungo una bestemmia.
"Questo l'ho capito, ma ti ha detto per cosa?" continua a mantenere la calma.
"No - bestemmio - non ha fatto in tempo, quando stava per dirmelo è caduta la linea e adesso non riesco a contattarlo più!!!" gli sventolo il cellulare davanti al naso stringendolo fin quasi a romperlo.
"Stà calmo cristo! Ti richiamerà di sicuro, ma non fare così, non serve a niente!" mi dice afferrandomi il polso.
Mi libero con uno strattone. "Ma calmo cosa??? Mia moglie è in ospedale in culo al mondo e io devo stare calmo? Ma che cazzo dici??? Ma vaffanculo!!!"
Esco dalla stanza e ricomincio a chiamare, senza successo.
Rossella mi guarda come si guarderebbe un animale feroce dietro le sbarre e ogni tanto mi dice "Mattia calmati..."
All'ennesimo "Mattia calmati" esplodo.
"No che non mi calmo cristo dio! Come faccio? Non so neanche come sta! Io devo andare lì, devo andare lì!!!" esco di casa, sembro davvero impazzito.
Rossella esce e cerca di trattenermi.
In quel momento arriva Paolo "Che sta succedendo?" capendo subito che qualcosa non va.
giovedì, 02 luglio 2009
18:11
commenti (6)
Ho appena avuto pessime notizie dalla Nigeria.
Sto cercando disperatamente di ricontattare mia moglie o mio suocero, ma la linea va e viene.
Dire che sono in panico non rende l'idea di come sto in questo momento.
Fanculo anche al continente nero.
giovedì, 02 luglio 2009
12:25
commenti (6)
Ieri è stata una giornata che mi aspettavo in un modo e si è trasformata in tutt'altro.
Mi ero preparato psicologicamente per affrontarla come giornata dura, pesante ed impegnativa, soprattutto dal punto di vista psicologico.
La mattina alle 8.30 avevo appuntamento con il dottor Z e poi alle 10 con Francesco.
Sapevo che avrei dovuto affrontare i miei demoni con entrambi, da un lato analizzandoli e cercando di capirli e dall'altro combattendoli a colpi di articoli del codice civile e penale.
Alle 8.30 entro nello studio del mio terapista. La giornata è meravigliosa, il cielo è di un imbarazzante color turchese, l'aria è fresca e limpida.
"Buongiorno Mattia, come andiamo?" mi domanda subito invitandomi a sedermi.
"Diciamo che va... tra incubi e ansia..." rispondo. Oggi ho deciso di non girare intorno ai problemi, ho bisogno di aiuto per capire questi dannati incubi e di liberarmi dell'
agitazione che mi perseguita da giorni.
Annuisce, mi sorride e mi guarda. "Vuole raccontarmi?"
E così inizio a raccontargli, prima degli
incubi ricorrenti che riguardano Alicia e poi a ruota libera, del mio stato d'animo, del mio sentirmi fragile, della sensazione fastidiosa di non avere il controllo delle mie emozioni e di esserne totalmente in balìa, della rabbia che provo verso me stesso per non riuscire a dominare il terrore che mi attanaglia quando cerco di andare a casa mia.
Il dottor Z mi ascolta, aggrottando a volte le sopracciglia.
"La paura non mi sorprende Mattia. Lei ha vissuto una serie di esperienze terribili che avrebbero annientato chiunque. Prima
il tentato suicidio del suo amico, poi l'
aggressione di suo padre ed infine la decisione, giustissima, di
procedere per vie legali. Ce n'è abbastanza per abbattere un elefante, Mattia!" mi dice.
Sbuffo. "Lo so, però..." sospiro "Io non voglio stare così..."
Il dottor Z sorride e scuote la testa. "Lei mi fa sorridere Mattia. Sembra sulle spine, inquieto, rabbioso, un animale in gabbia. Un altro al posto suo sarebbe caduto in depressione e a quest'ora dovrei prescrivergli come minimo degli psicofarmaci, ma lei invece..." scuote la testa ancora e sorride.
"Comunque, tornando a quello che mi ha raccontato, la sua ansia di star bene la capisco, ma non abbia fretta. Tornare a casa sua non è una cosa che accadrà dall'oggi al domani, per lei è diventato un luogo non sicuro, un luogo violato. Ci vada ogni tanto, accompagnato da qualcuno, senza sforzarsi, magari anche solo fermandosi sulla soglia... Ci vada con una persona forte, una persona che le infonde profonda sicurezza. Per gli incubi, al di là del significato che può avere il corvo su cui non mi soffermo e su cui avrà già fatto ricerche in Internet immagino, direi che c'è poco da spiegare. Sua moglie è lontana, in un Paese dove le comunicazioni sono difficoltose e dove sembra non stare nemmeno tanto bene, lei la sogna in pericolo e non riesce a fare niente per salvarla, cosa c'è da spiegare?" sorride.
Sorrido. "Già... ha ragione..."
Parliamo ancora un po', prima di salutarlo gli chiedo se per lui sarebbe un problema seguire anche Andrea e mi risponde che anzi, ne sarebbe felice. Ci salutiamo e io mi sento più sereno. Parlare rende le paure più piccole e gestibili.
Vado direttamente da Francesco, pronto ad affrontare tutto con determinazione.
Entro nel suo ufficio che,
a differenza dell'altra volta, è così ordinato da sembrare vuoto.
"Mattia, hai visto che giornata?" mi accoglie Francesco appoggiando sul tavolo un codice penale.
"Sì, da mare." commento.
Annuisce e si accende una sigaretta affacciandosi alle vetrate. "Proprio da mare..."
Mi siedo sulla sedia e lo osservo. La mano in tasca, il capello ribelle, l'abbigliamento impeccabile e perfetto come sempre.
"E' tantissimo che non vado al mare... cosa dicono le previsioni?" si sposta alla scrivania e si mette a consultare il portatile stando in piedi.
martedì, 30 giugno 2009
11:48
commenti (4)
Che giornata di ansia ieri... domenica sera avevo sentito Alicia per pochi istanti e la telefonata si era conclusa con un "Oddio un altro blackout, ci sentiamo amore mio, ti amo... dio mio c'è un vento pazzesco, è andata via la corrente, un altro blackout... un altro blackout..." e la sua voce che spariva divorata dai gorgoglii di linee telefoniche con ritardi di voce di almeno 3 secondi.
Poi l'incubo. I corvi che divoravano il suo corpo. Io che non riuscivo a scacciarli e soprattutto che non riuscivo a capire se fosse ancora viva...
E l'ansia, per tutta la giornata di ieri fino a mezzanotte, quando, finalmente, il cellulare si è messo a squillare.
Svegliato di soprassalto afferro il telefono e rispondo con l'ansia e la paura che mi strozzano la voce.
"Amore, ti ho svegliato?" la sua voce, così lontana, ma finalmente la sento.
"Dio Ali, mi hai fatto venire un infarto, ti ho chiamata un milione di volte, non riuscivo a contattarti! Stai bene? State bene?" le domando sedendomi sul bordo del letto.
La porta della mia stanza si apre e fa capolino Rossella, probabilmente svegliata dallo squillare del telefono.
"Scusa... scusami amore... sono stata poco bene e mio papà mi ha portata da una specie di dottore... dio Mattia, tu non puoi capire, è proprio il terzo mondo qui..." mi spiega.
"Come sei stata poco bene?" mi allarmo "Cosa hai avuto? Ma adesso stai bene?"
Rossella si siede accanto a me e mi accarezza la schiena.
"Niente di grave, amore, stai tranquillo, un po' di dissenteria, almeno così ha detto il medico... sembrava uno stregone sinceramente, ma ora sto un po' meglio, non ti preoccupare. Tu come stai? Andrea come sta?" mi domanda.
"Sicura che sia solo dissenteria? Ma hai anche la febbre? Dio Ali, ma perchè non tornate?" sono preoccupatissimo.
"Uffa, se sapevo che ti preoccupavi così nemmeno te lo dicevo, sto bene, non ho la febbre, qui la stiamo avendo tutti la dissenteria, è normale, stai tranquillo!!! Mi dici come stai o no???" sbotta.
"Sto bene... sto bene e Andrea fa progressi, adesso riesce a stare in piedi da solo e parla molto meglio. Il braccio sinistro è la parte messa peggio, ma con calma recupererà anche quello... Voi lì come va?" le domando cercando di tranquillizzarmi.
"Insomma, non ci hanno ancora sdoganato il container, la corrente va e viene, siamo un po' incasinati..." nella voce, anche se arriva con qualche secondo di ritardo, sento l'agitazione, non la sento serena.
"Ma dovrete fermarvi più del previsto?" le chiedo.
lunedì, 29 giugno 2009
12:04
commenti (4)
Week end tranquillo quello appena trascorso. L'ho passato per la maggior parte davanti al pc con la speranza di riuscire a sentire Alicia, ma non ho avuto molta fortuna.
Sabato sera io e Andrea siamo usciti, i Cavalieri hanno insistito così tanto che ha dovuto cedere e rassegnarsi ad uscire. Cristian è passato a prenderci con il furgone, abbiamo caricato Andrea e siamo partiti per il Village.
Abbiamo mangiato kebab, bevuto birra e chiacchierato fino alle 2.
Andrea era contento di stare in mezzo ai miei amici, l'ho visto sereno e sull'onda di questa tranquillità ieri l'ho un po' fatto parlare.
La giornata era bellissima, il cielo era di un azzurro intenso e l'aria fresca e limpida.
Ci sediamo sotto al portico dopo pranzo, con un principio di abbiocco tutti e due per aver mangiato fino a scoppiare e circondati dai 5 gatti di Rossella sparsi e stesi all'ombra.
Mi accendo una sigaretta e osservo Andrea che sta cercando di attirare l'attenzione di uno dei gatti.
"Andy... un giorno mi dirai che
cosa è successo veramente il giorno del tuo compleanno?" gli domando.
Sorride, ma continua a osservare il gatto che non è minimamente interessato ad alzarsi per andare da lui.
"Soprattutto mi piacerebbe sapere
perchè ce l'avevi tanto con me..." continuo.
Sospira, mi guarda e io gli sorrido cercando di fargli capire che qualsiasi cosa mi dirà non me la prenderò.
"Tu davvero non ti ricordi niente di quel famoso sabato?" mi domanda.
"Famoso sabato? Quale famoso sabato?" gli chiedo perplesso.
"Quella volta che siamo usciti con Angela... l'hai rimosso del tutto?" mi spiega.
"Aaah!!!
QUEL sabato. No, non mi ricordo niente, ma che c'entra?" non capisco dove voglia arrivare.
"In qualche modo c'entra..." risponde vago.
Inizio ad innervosirmi e Andrea se ne sta accorgendo dal fatto che sembro seduto sulle spine.
"Io e te ci siamo baciati quella sera" me la butta lì, così, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Mi rimane la sigaretta penzoloni tra le labbra.
"Ci siamo cosa?" domando sperando in uno scherzo.
Sorride sornione. "Quando siamo andati dal bar al concerto, ricordi? Angela guidava, io e te eravamo seduti dietro. Tu eri completamente ko, farneticavi, ridevi e ad un certo punto mi sei crollato addosso. Io ero un po' meno ubriaco di te, ma abbastanza da non avere più freni, così ti ho baciato... e non solo..."
"Ti prego!" lo interrompo "Risparmiami i particolari! Ma non capisco cosa c'entri questo con..."
"Mi lasci finire?" mi interrompe lui.
"Scusa..." e cerco di rilassarmi e calmarmi.
"Tu mi piaci Mattia, non è la prima volta che mi piace un etero e di solito so gestire queste situazioni, ma tu mi piaci in modo particolare e la nostra amicizia non è stata facile da gestire per me. Quella sera mi sono lasciato andare... troppo. E da quel momento ho cominciato a sentirmi a disagio con te... fortemente a disagio..." mi guarda, io lo guardo e rimango in silenzio. "Quando mi hai portato in ospedale, quando ho capito che mi avevi salvato la vita, quando mi sono reso conto di quanto tu conti per me e io conto per te, beh... mi sono incazzato e ho provato vergogna per i miei sentimenti, mi vergognavo di tutto e non volevo assolutamente che tu mi vedessi in quello stato... Poi però mi sono reso conto che sei l'unico affetto che ho e che quello che provo per te è sì amore, ma non quello che pensavo io..." finalmente il gatto si è lasciato sedurre e si è seduto sulle ginocchia di Andrea che mi parla accarezzandolo e sorridendogli.
sabato, 27 giugno 2009
11:55
commenti (2)
Ieri sera Francesco è venuto a parlare con me e Andrea... che casino... si sta alzando un polverone mostruoso e la mossa della famiglia di Andrea è stata decisamente controproducente per loro.
Le cose praticamente sono andate così, quando è stato chiaro che Andrea non voleva vedere la sua famiglia, ma che in qualche modo, anche se mi allontanava, era legato a me, suo padre ha pensato, per paura di non so che cosa, di parlare con mio padre e di raccontargli che
io mi faccio di coca e sono gay e avevo messo suo figlio nei guai!
Quando mio padre mi aggredì, capii tutt'altro, ma in effetti, ripensandoci, era con me ce l'aveva ed era a me diceva che ero gay ed ero drogato, non ha mai parlato di Andrea.
Certo che
se volevano tenere le cose sotto silenzio ed evitare
scandali questo non era davvero il modo migliore visto che Andrea, ora che ha saputo come sono andate le cose, ha deciso di agire per vie legali contro di loro...
Che situazione di merda...
Come se non bastasse Francesco mi ha detto che mia madre e le mie sorelle stanno dalla parte di mio padre... da mia madre me l'aspettavo, in tanti anni non mi ha mai difeso una volta, ma dalle mie sorelle proprio no. Ci sono rimasto male... parecchio.
Giusto per completare l'opera
ieri non sono nemmeno riuscito a sentire Alicia, Internet non le funzionava e telefonare costa una follia... ci siamo scambiati giusto qualche sms.
Oggi piove e io mi sento uno straccio, penso che passerò la giornata sul divano a guardare la tv con Andrea...
venerdì, 26 giugno 2009
11:56
commenti (4)
Bene, a quanto pare io e Andrea abbiamo proprio due belle
famiglie di merda.
Una delle cose che mi sono domandato di continuo dal giorno dell'
aggressione è sempre stato come mio padre avesse saputo di Andrea.
Beh non dovevo andare tanto lontano, è stata la stessa
famiglia di Andrea ad andare da mio padre, a dirgli che io stavo troppo intorno a loro figlio e che se ho un orientamento sessuale equivoco non devo importunare persone oneste e corrette come lui.
Ieri pomeriggio ho accompagnato Andrea a fisioterapia.
Giovanni ci aspettava fuori, sapeva che andavo da solo e sa che non posso fare sforzi.
"Salve ragazzi" ci accoglie aiutando Andrea a scendere dall'auto.
"Tu hai un fratello che si chiama Edoardo? Che fa il medico?" gli domanda subito.
Andrea lo fissa preoccupato. "Neurochirurgo sì. Perchè?"
"E' stato qui stamattina, mi ha chiesto se avevi cominciato a fare fisioterapia e chi ti accompagna" risponde.
"Che cazzo gliene frega a lui..." mormora Andrea.
"Ah ecco, vi amate proprio tu e tuo fratello, mi pareva infatti..." commenta Giovanni facendo sedere Andrea sulla sedia a rotelle e spingendolo verso la palestra.
Guardo Giovanni che mi guarda. "No, perchè quando gli ho detto che viene qui con te non era proprio contento..."
Io e Andrea ci scambiamo un'occhiata, ma lasciamo cadere il discorso.
Al termine della seduta, una volta in macchina sulla via di casa, Andrea, che non ha più aperto bocca, prende il cellulare e fa una telefonata.
"Edo? No, non me ne frega un cazzo che adesso hai da fare - bestemmia - adesso mi ascolti! Che cazzo te ne frega con chi vado a fare fisioterapia? Che cazzo te ne frega se Mattia mi dà una mano? Ma soprattutto che cazzo volete da me ancora? I vostri problemi finanziari non sono problemi miei e se anche dovessi crepare, fidati che da me non avrete un cazzo di niente!" urla.
Mi preoccupo, Andrea non deve agitarsi, già fa fisioterapia con il monitoraggio al cuore e Giovanni lo fa fermare ogni volta che i battiti superano un certo limite, se poi si incazza pure...
Intanto siamo arrivati, ma rimaniamo in auto, parcheggiati sul viale.
Lo osservo mentre ascolta la risposta del fratello. Lo vedo serrare la mascella, vedo le vene del collo ingrossarsi.
"Fammi capire Edoardo, a voi non sta bene che Mattia mi aiuti? Cosa dovrei fare, farmi aiutare da voi? Ma ti prego! Non me ne fotte un cazzo se nostro padre pensa che abbiamo una relazione, anche se fosse? Non sono cazzi suoi e ad ogni modo Mattia è sposato, capite la parola
sposato? Immagino di no! Ma adesso mi fai venire un dubbio, dimmi che non è stato quello stronzo di nostro padre ad andare dal padre di Mattia a..." chiude gli occhi, fa un lungo respiro, come per prendere fiato e rimane in ascolto.
"Edoardo vaffanculo. Vaffanculo tu e tutti gli altri!!! Ma tu lo sai che Mattia è finito in ospedale per colpa di questa stronzata? Dico vi rendete conto o no??? Dì a nostro padre che il mio avvocato si farà sentire molto presto!" conclude.
giovedì, 25 giugno 2009
12:49
commenti (5)
Ieri sera, mentre eravamo stesi sul divano a passare l'ultima serata insieme, ho raccontato ad Alicia tutto quello che era successo dall'
avvocato.
Sono riuscito a parlarne serenamente e ne sono stato contento.
Ad un certo punto mette in ginocchio sul divano e mi guarda negli occhi. "Mattia, davvero te la senti di continuare? Di andare fino in fondo? Perchè io mi rendo conto che è una sofferenza enorme per te e che sarà sempre più difficile e pesante. Se vuoi molliamo tutto e andiamo a stare in Australia."
Le accarezzo il viso e la bacio. "No amore mio. In Australia ci trasferiremo, questo te lo prometto, ma adesso devo sistemare questa cosa."
Annuisce. "Io ti starò sempre vicino, qualsiasi cosa tu decida di fare, in qualsiasi posto tu decida di andare a vivere, qualsiasi decisione tu prenda. Starò sempre con te e sarò sempre dalla tua parte."
La abbraccio e la stringo a me. "Grazie, è di questo che ho bisogno, di sentirti vicina e di sentirmi protetto. La tua famiglia è una gran cosa per me, mi sta dando tanta forza..." le dico.
"Ne sono felice, tanto. Mio padre ti adora e mia madre stravede per te..." sussurra.
"I tuoi sono dei santi.
Anche aver preso in casa Andrea, che conosco così poco... insomma... non è da tutti" le sposto i capelli che le cadono sul viso, la guardo e penso che è così bella... che mi mancherà così tanto...
Sorride. "Sai quando ero piccola portavo sempre a casa animali feriti o abbandonati, mia madre era disperata perchè la casa era diventata più affollata della sala d'attesa di un veterinario..."
Alzo un sopracciglio. "Non ho capito se stai dando dell'animale a me e Andrea o se tua madre è abituata ad avere animali in giro per casa... il che è uguale..."
Ride. "Scemo! Non lo so cosa volevo dire, ma mi è venuto in mente e te l'ho detto! Guarda che anche se stai male ti faccio il solletico lo stesso, così ridi e poi ti fa male lo stomaco!!!"
E inizia a farmi il solletico, che non sopporto.