giovedì, 15 maggio 2008 20:35

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Eccomi qua. Vivo e vegeto e niente di rotto. Miracolato. D'altronde a giorni compirò 33 anni...
Stamattina, visto che il tempo era bello, vista l'aria mite, visto che mi girava così, decido di andare a lavorare in moto.
Infilo un paio di jeans, una felpa, il giubbino con le protezioni, il casco e parto.
Il traffico è scorrevole, io sono in perfetto orario e mi godo il tragitto tranquillamente e senza strafare.
Sono quasi arrivato in azienda e decido di superare le tre auto che ho davanti e che stanno andando troppo piano.
Metto la freccia ed inizio la manovra.
Peccato che la signora della seconda auto pensi bene di svoltare improvvisamente a sinistra senza segnalarlo!
Inutile tentare di frenare, cambiare direzione, fare qualcosa per salvarsi la pelle.
Mi schianto contro la fiancata e inizio a volare, fino a planare qualche decina di metri più in là.
Rimango steso per terra, frastornato e indolenzito. Ho ricordi sparsi e confusi di cosa è successo di preciso, ma dopo un po' vedo Paolo, il portinaio dell'azienda dove lavoro, inginocchiato accanto a me insieme ad uno degli autisti e ad altre persone.
"E' vivo è vivo" sento dire.
Tra me bestemmio e penso «certo che sono vivo!» e il secondo pensiero è «oddio la moto!». Mi alzo di scatto e la vedo sotto l'auto.
Mi tolgo il casco e lo lancio per terra con rabbia. Senza pensare inizio ad imprecare e ad urlare in direzione della signora che mi ha tagliato la strada e che, poveretta, è già sconvolta di suo, ma io sono così incazzato e l'adrenalina è così tanta che non mi rendo bene conto di quello che sto facendo.
Paolo mi raggiunge e mi ferma. "Calmo, calmo è meglio che ti siedi, ma hai visto il volo che hai fatto?" mi dice.
Guardo la moto e guardo il punto dove ero atterrato.
"Faccio venire un'ambulanza..." mi dice annuendo.
"Ma quale ambulanza, chiama un carro attrezzi, ma hai visto la mia moto???" ribatto incazzandomi.
"Ma ti sei visto tu???" sbotta.
In effetti no, non mi sono visto. Abbasso lo sguardo e finalmente vedo come sono ridotti i miei jeans, il giubbino ed inizio a sentire dei dolori qua e là.
"Porca puttana!" esclamo.
Sono fuori di me, ma più per la moto che per me.
La signora è inebetita e piange.
"Arrangiati tu a chiamare carro attrezzi e tutto e a prendere i dati della signora. E chiamale un'ambulanza che sta messa peggio di me. Io devo salire un attimo in ufficio, torno subito." Concludo incamminandomi verso l'azienda.
Emanuele quando mi vede entrare lancia un urlo.
"Oddio cosa è successo?" dice alzandosi in piedi di scatto.
"Ero in moto e una deficiente mi ha tagliato la strada qua davanti..." gli spiego brevemente.
"E cosa ci fai qui? Vai subito in ospedale!" ribatte agitato e spaventato.
"Sì sta calmo, hanno chiamato un'ambulanza e intanto che aspetto controllo se la procedura che ho rilasciato ieri sera ha dato errore..." ribatto.
"La proc... ma sei scemo??? Ma che cazzo te ne frega!" continua mentre io mi lascio cadere pesantemente sulla sedia.
"Smettila, torna al tuo posto e non rompere le palle!" sbotto mandandolo via.
Solo dopo mi sono reso conto che davvero era assurdo pensare al lavoro, ma in quel momento, sotto choc, ho pensato a quello. Sono proprio deficiente.
Dopo un po' Emanuele rientra dicendomi che c'è l'ambulanza ad aspettarmi.
Mi alzo e sulle scale incontro gli infermieri che mi guardano sorpresi "Ma è lei che ha avuto l'incidente con la moto?" mi domandano.
Li guardo. "No, sono scivolato in bagno..." rispondo.
"E' che abbiamo visto la moto..." mormorano.
A sentirli dire così mi viene l'ansia e vorrei andare via con il carro attrezzi invece che con l'ambulanza.
Tralascio tutta la trafila fatta in ospedale perchè ci sono stato un'eternità tra radiografie e controlli fatti e rifatti e l'aver dovuto spiegare e rispiegare ad un sacco di persone tra cui medici, infermieri, carabinieri, polizia stradale e non so più chi altri, forse anche agli altri pazienti, la dinamica dell'incidente.
E tralascio anche l'angoscia e la disperazione che ho provato quando sono riuscito a vedere la mia bambina, la mia povera moto.
Il carrozziere dove l'hanno portata ha detto che faccio prima a buttarla via che a ripararla, ma prima di staccarle la spina voglio sentire il mio meccanico di fiducia, anche se dovrò aspettare un po' prima di portargliela perchè c'è tutta la trafila dell'assicurazione, periti e compagnia bella.
Io alla fine non mi sono fatto veramente niente. Mi sento come se mi fosse passato sopra un tir ed ho un fianco viola, una gamba scorticata, contusioni varie ed ematomi sparsi, una botta al ginocchio che mi fa un po' zoppicare e che dovrò tenere sotto controllo, ma poteva andarmi davvero molto peggio.
La mia moto... mi viene da piangere...

Mattia ha scritto di ducati, adrenalina